
19/05/2026 - Comunicato Stampa
Oggi 19 maggio, alle ore 11.00, presso l'ingresso principale del Policlinico Tor Vergata, abbiamo accolto il Cardinale Baldassare Reina, Vicario Generale della Diocesi di Roma, che ha fatto visita all’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico Tor Vergata, nella sua nuova veste giuridica. Ad accoglierlo con sentita partecipazione di molti operatori, il Rettore dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata, Nathan Levialdi Ghiron ed il Direttore Generale del PTV, Ferdinando Romano. Presenti Antonio Aurigemma, Presidente del Consiglio della Regione Lazio e Nicola Franco, Presidente del VI Municipio Roma delle Torri.
Al termine dell’incontro con gli operatori nella Galleria principale, il Cardinale Baldassarre Reina ha desiderato fare visita ai pazienti e al personale della Sala Dialisi, accolto dalla Responsabile Professoressa Anna Paola Mitterhofer, che ha fatto gli onori di casa presentando al Cardinale i pazienti, alcuni dei quali in cura da numerosi anni e ormai storici componenti della grande famiglia della Dialisi del PTV.
Il Rettore Nathan Levialdi Ghiron ha ricordato l’importanza della sinergia e integrazione tra Università e Sanità che è garanzia di qualità formativa ed assistenziale, che la nascente Azienda ospedaliera universitaria Policlinico Tor Vergata ne è testimonianza ed esempio. Il sistema salute gode dei contributi della ricerca applicata e della didattica che nella nostra Università trovano un contesto di eccellenza e costante innovazione.
Il Direttore Generale Ferdinando Romano ci ha ricordato che siamo tutti al servizio davanti al paziente. “Questa è l’occasione per ringraziare tutto il personale per i risultati raggiunti in questi mesi che ci hanno visti protagonisti di un cambiamento organizzativo di un ospedale in crescita ed espansione sempre maggiormente attrattivo. Siamo orgogliosi di riconoscerci di fare una buona sanità, abbiamo ridotto i tempi di attesa in Pronto Soccorso, velocizzato i tempi di presa in carico e ricovero aumentando la qualità dell’assistenza percepita e soprattutto la dignità del paziente che a noi si rivolge. Abbiamo incrementato del 20% l’attività chirurgica ed attivato 40 posti letto dedicati alla geriatria e alla medicina d’urgenza che consentono di rispondere con maggiore efficacia e tempestività ai bisogni di fragilità e alla cronicità degli anziani”.
Il Presidente Nicola Franco ha ringraziato tutti i professionisti presenti per la collaborazione fattiva che il Policlinico e l’Università di Tor Vergata garantiscono a questo territorio rispondendo positivamente a tutte le iniziative di prevenzione, anche a titolo gratuito, ed ai progetti di promozione della salute, benessere e sport che questo Municipio promuove in una periferia difficile e popolosa.
Il Presidente Antonio Aurigemma ha portato i saluti e i ringraziamenti di tutto il Consiglio regionale alla Azienda, ricordando quanto il tema della cura unisca tutti nella consapevolezza che il Servizio Sanitario sia universale e vada difeso attraverso la competenza, la professionalità e la responsabilità che ogni curante è chiamato a mettere in campo ogni giorno.
Il Cardinale Vicario Baldassarre Reina ha rivolto una solenne e sentita benedizione a chi cura, a chi studia, a chi ricerca e a chi, in questo luogo, viene curato. “Dietro alla formula c’è una scelta densa di responsabilità, di integrazione organica tra Università e Servizio Sanitario Nazionale, la conferma che ricerca, didattica e cura non possano camminare separate. Il riconoscimento di una storia che già da tempo in questi luoghi si scrive a sei mani: quelle del clinico, del docente e del ricercatore davanti allo stesso malato.
Il passaggio da Fondazione ad Azienda non è solo una mutazione giuridica ma una professione di fede civile, la convinzione che la cura sia un bene comune che si edifica nell’alleanza fra Stato, Regione e Università con quella tradizione di carità che la Chiesa, da venti secoli, custodisce e propone. Una grande città ha bisogno di grandi luoghi di cura, il quadrante sud orientale di Roma ha bisogno di un grande presidio che non si limiti solo a curare ma che insegni a curare e generi medici, infermieri e clinici del prossimo trentennio. Un servizio reso non solo alla periferia di Roma ma all’Italia intera e che sia competitivo anche a livello internazionale.
Vorrei soffermarmi sulla triplice vocazione di questa Azienda: curare, ricercare e formare; non tre compiti distinti ma tre modi di amare la stessa persona. La cura è il fondamento, senza la cura l’ospedale è una contraddizione in termini. L’idea che esista un luogo dedicato all’accoglienza del malato povero, dello straniero, di chi non ha nessuno, nella sua forma istituzionale nasce dal vangelo dalla parabola del buon samaritano che insegna che per amare il prossimo bisogna interrompere il proprio cammino. A differenza di chi "passa oltre", il samaritano ferma il suo viaggio, si lascia coinvolgere dalla sofferenza altrui e si fa carico della ferita dell'altro. La dignità di un ospedale si misura sulla qualità della relazione con i più fragili. Molti tra voi fanno turni di lavoro che anche la legge stessa fatica a definire dignitosi, giovani medici scelgono di emigrare e la tentazione in questi tempi è la stanchezza dell’anima, quella forma sottile di rassegnazione per la quale si continua a fare bene il proprio lavoro ma si smette di crederci.
La seconda vocazione è la ricerca. Tor Vergata non è solo un Policlinico ma è anche una Università. La ricerca è una forma di umiltà, è la confessione ogni mattina che ancora non sappiamo abbastanza. La ricerca quando perde di vista il letto del malato, si avvelena, diventa carriera, diventa metrica, diventa un indice; quando torna al letto del malato ridiventa scienza. La grandezza di un Policlinico universitario è proprio questa circolarità: la corsia interroga il laboratorio, il laboratorio risponde alla corsia. Se si spezza avrete due cose entrambe diminuite, se si mantiene viva avrete una sola cosa viva e potente: la medicina come amore intelligente.
La terza vocazione è la formazione e qui cari docenti mi rivolgo a voi che avete quella maternità e paternità intellettuale che ha pochi paragoni. Voi non trasmettete informazioni che ormai trasmette qualsiasi banca dati, voi trasmettete uno sguardo sul corpo umano, sul dolore, sull’incertezza diagnostica, sull’errore, il vostro, prima di tutto. Ogni volta che portate uno studente al letto di un paziente insegnate come si sta davanti ad un mistero che è insieme biologico e personale.
L’ospedale universitario è chiamato ad essere ospedale da campo, una struttura che non aspetti che il malato sia in condizione ideale per accedere ma che va a cercarlo nella sua condizione reale. Siate accessibili, siate vicini, siate prossimi, siate flessibili davanti a chi non ha gli strumenti culturali per orientarsi nel labirinto della burocrazia sanitaria. Con questi sentimenti oggi vi affido questo nuovo avvio, questo cambio di passo, consapevole che certamente porterete avanti la vostra missione come avete sempre fatto”.





























