Le trombosi retiniche (occlusioni venose retiniche) rappresentano la seconda principale patologia vascolare
retinica dopo la retinopatia diabetica, con una prevalenza nella popolazione compresa tra lo 0.6% e l’ 1.6%
e un’incidenza nella popolazione sopra i 40 anni di 2.14 su 1000.
Eziopatogenesi
Le occlusioni venose retiniche si verificano quando, per diverse ragioni, si realizza un ostacolo più o meno
completo al passaggio del sangue lungo tutto il circolo venoso retinico, dalle piccole venule periferiche alle
arcate venose principali fino alla vena centrale della retina. La stasi del sangue a monte dell’ostruzione si
ripercuote sul nutrimento della retina che può in alcuni casi andare incontro ad un’ischemia fino all’infarto
della porzione più interna della retina. Tanto più piccolo e periferico sarà il vaso interessato, tanto minore
sarà il territorio retinico sofferente, tanto più grande e centrale sarà il vaso, tanto più devastanti saranno
le conseguenze.
L’evento occlusivo è in genere acuto, pur rappresentando spesso l’espressione di diverse patologie che si
riflettono sull’apparato circolatorio. Tuttavia in alcuni casi non è possibile ricondurre l’evento ad una
causa nota.
I fattori di rischio per la patologia vascolare retinica sono:
-
L’età > 40 anni
-
L’ipertensione
arteriosa
-
Il diabete
mellito
-
L’ipercolesterolemia
-
Patologie ematologiche e Malattie autoimmuni
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Familiarità
-
Fumo di
sigaretta
Quando più fattori
di rischio si
sommano, il rischio
di un evento
circolatorio
occlusivo diviene
molto alto.
Clinica
In relazione ai vasi interessati si è soliti distinguere le occlusioni venose in occlusioni di branca (OBV) e
occlusioni della vena centrale della retina (OVCR).
In base alla capacità di compenso della retina e del circolo coroideale, tutte le occlusioni possono portare
ad una severa ischemia del distretto interessato o ad un massivo accumulo di sangue, proteine e liquido nella
retina. È possibile perciò distinguere forme ischemiche da forme essudative.
La sintomatologia riferita dal paziente è molto variabile a seconda di quale parte della retina sia stata
coinvolta, andando dall’improvviso e severo calo del visus, in genere monolaterale e senza dolore, alla
percezione di difetti più o meno marcati nel campo visivo, accompagnati dalla percezione di “moscerini” che
si muovono seguendo i movimenti oculari.
Il calo del visus si avrà quando l’occlusione abbia danneggiato la parte centrale della retina, la macula,
preposta alla visione dei particolari da lontano e soprattutto da vicino. Nei casi in cui la macula sia
risparmiata la sintomatologia sarà più sfumata con disturbi del campo visivo eventualmente associati a
“moscerini” (miodesopsie).
Non è raro che alcune trombosi rappresentino solo un reperto occasionale durante un esame del fundus oculi
da parte dell’oculista o che arrivino all’osservazione a seguito di complicanze insorte per una forma ischemica
misconosciuta e non adeguatamente trattata.
La visita oculistica rappresenta il primo e fondamentale passo nella gestione di questa patologia.
Lo specialista, al momento opportuno, che spesso non coincide con l’esordio del quadro clinico, farà
eseguire una Fluorangiografia che permetterà una precisa individuazione del vaso occluso e l’individuazione
di un eventuale ischemia retinica. Questo esame può essere, nei casi in cui si abbia un interessamento maculare,
completato dall’esame OCT che consente ùdi seguire senza l’impiego del mezzo di contrasto (indispensabile nella
Fluorangiorgafia) il liquido (edema) maculare in funzione delle terapie instaurate.
La terapia
Il trattamento delle OBV e delle OVCR varia profondamente a seconda che ci si trovi dinanzi ad una forma
prevalentemente essudativo-emorragica, con edema maculare, o ischemica. Le cause che portano alla
compromissione visiva sono o lo sviluppo di un edema maculare o la comparsa di complicanze di una severa
ischemia retinica come il glaucoma neovascolare, emorragie vitreali o distacchi retinici trattivi.
Tutti i trattamenti proposti sono volti a contrastare la presenza dell’edema maculare o a prevenire la comparsa
di complicanze legate alla proliferazione di vasi anomali dovuti al rilascio di fattori di crescita vasali
(VEGF) da parte dei territori ischemici.
Secondo le evidenze scientifiche raccolte nella più recente letteratura in presenza di un edema maculare post
trombotico il trattamento d’elezione per migliorare l’acuità visiva, con maggiori evidenze scientico-cliniche,
è la fotocoagulazione laser a griglia maculare. Questo trattamento da i migliori risultati se il visus iniziale
è di almeno 5/10, dopo aver atteso qualche mese (in media 3 mesi) dall’evento acuto per valutare un
miglioramento spontaneo e/o per permettere il riassorbimento delle emorragie, e dopo aver eseguito un
florangiografia per valutare la presenza di un ‘ischemia maculare. Una buona evidenza clinica e scientifica
nel trattamento dell’edema maculare si è rilevata con l’uso di steroidi per via sistemica o intra-vitreale.
Nel trattamento delle forme ischemiche le maggiori evidenze si sono avute per la fotocoagulazione argon laser
delle aree ischemiche, particolarmente indicata in presenza di una neovascolarizzazione retinica o epipapillare.
Altri trattamenti quali l’uso di inibitori sistemici dell’anidrasi carbonica, l’emodiluizione la vitrectomia
con asportazione delle guaine venose, anticoagulanti e/o antiaggreganti, pur diffusamente utilizzati non presentano
sufficienti evidenze scientifiche per poter rappresentare un trattamento di routine.
Da poco più di un anno si è mostrato un crescente interesse riguardo l’utilizzo di un nuovo farmaco che inibisce
selettivamente il VEGF rilasciato dalle aree di ischemia retinica, responsabile della comparsa dell’edema maculare
tanto di neovasi patologici. Questo farmaco Bevacizumab (Avastin, Genetech, San Francisco, CA) viene somministrato
per via intra-vitreale al dosaggio di 1.25 mg secondo una procedura sicura e ben standardizzata ed in sala
operatoria per ridurre al minimo possibili eventi infettivi.
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